Descrizione
I due dipinti dedicati alla realtà contadina valtellinese donati dal figlio dell'artista vanno ad arricchire le collezioni cittadine
(Sondrio, 9 settembre 2026) - Il patrimonio culturale del Comune di Sondrio si arricchisce di due opere di Attilio Alfieri, donate alla città dal figlio dell’artista, Aliosca. Si tratta di due dipinti a olio su tela che raccontano, attraverso la sensibilità dell’artista, alcuni aspetti della vita e della cultura contadina della Valtellina: Contadino valtellinese, realizzato nel 1948, e Donna che fa la calza – Donna valtellinese, del 1953, che entrano a far parte del patrimonio cittadino. «Il Comune di Sondrio accoglie nelle proprie collezioni di arte contemporanea queste due opere che raccontano il nostro territorio e i suoi abitanti - afferma l'assessore alla Cultura, Educazione e Istruzione Marcella Fratta -. Il pittore ha soggiornato a Ponte ed è rimasto ispirato dai suoi abitanti. Siamo grati al figlio Aliosca che ha pensato al nostro museo come custode della memoria dell’estate del 1953 e anche perché ci offre l’occasione di far conoscere un artista che ha attraversato il Novecento, assorbendone tutta la modernità, cimentandosi in una profonda ricerca espressiva».
La donazione assume un particolare significato anche alla luce del rapporto tra Attilio Alfieri e la Valtellina. Nato a Loreto, nelle Marche, nel 1904, e attivo prevalentemente a Milano, dove è morto, nel 1992, l’artista rivolse infatti la propria attenzione alla realtà lombarda, dedicando particolare spazio alle persone, ai paesaggi e alle dimensioni della vita quotidiana. Questo interesse trova una delle sue espressioni più significative nel cosiddetto “ciclo degli umili”, un filone della sua produzione sviluppato a partire dagli anni Trenta e dedicato alle storie e alle condizioni di vita delle persone comuni, con attenzione al mondo del lavoro e alla realtà rurale. In questo percorso di ricerca si inserisce anche la Valtellina del secondo dopoguerra, con la sua dimensione contadina e il suo tessuto di piccoli paesi. Le opere donate, infatti, restituiscono due figure della comunità rurale attraverso uno sguardo attento e partecipe, capace di coglierne la quotidianità e la dignità.
L’ingresso di questi due dipinti nelle collezioni comunali rappresenta quindi un’occasione per valorizzare una testimonianza artistica legata alla storia del territorio e, al tempo stesso, per rafforzare il patrimonio pubblico della città con opere che raccontano la Valtellina attraverso lo sguardo di un artista che, pur non essendo originario del territorio, ne seppe cogliere aspetti significativi della vita e della cultura.